"Io ritengo che il lettore abbia una responsabilità; se ama le cose che legge, ha un dovere nei loro confronti. Il dovere di rifiutare di essere frodato; il dovere di non permettere lo sfruttamento commerciale della sacra terra del Mito; di rifiutare le opere scadenti e di risparmiarsi le lode per quelle vere. Perché quando la fantasia è vera, non c'è niente, in fondo, di più vero." ~ Ursula K. Le Guin, Il linguaggio della notte

mercoledì 30 maggio 2012

La Biblioteca dei Morti: recensione a cura di Alessandra Paoloni

Titolo: La Biblioteca dei Morti
Autore: Glenn Cooper
Editore: TEA
Prezzo: 13,00
Pagine: 430

Sinossi: Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un'abbazia sull'isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un'interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante. 
Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria. 
Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo. 
Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. 
"Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti.".




Se cercate un libro che mescoli suspance, storia, thriller, ipotesi sull'Area 51, credo che La Biblioteca dei morti faccia al caso vostro.

E' difficile parlare di questo libro senza svelarvi qualche particolare, e visto che non voglio rovinarvi assolutamente la sorpresa cercherò di essere cauta.
All'inizio della lettura ero un po' disorientata dalle date e dai personaggi che l'autore faceva susseguire nelle pagine. Si parte dal 21 maggio 2009, a New York, per passare a un flash back dell'anno prima, proseguire quindi al 12 febbraio 1947 per finire niente meno che a Vectis, Britannia nell'anno 777. Questi salti temporali potrebbero confondere ma sono macchinati e ben incastrati per darci una visione completa di quello che sta accadendo.
C'è un serial killer e un detective in pensione che si mette sulle sue tracce.
Una misteriosa biblioteca.
Un enigma nascosto per secoli e che non deve essere in alcun modo svelato.
In una carambola di azioni e rimandi storici, l'autore ci proietta in un mondo che si snoda tra il passato e il presente, e ci dà quasi la certezza che forse tutto è stato davvero scritto e che siamo nulla contro il destino.
Ho apprezzato davvero la scrittura fluida e curata di Cooper, il suo destreggiarsi tra scenari medioevali e scenari moderni.
 Molto prima della fine del libro ho ipotizzato, e in maniera corretta, quale fosse la sua fine o per lo meno lo schema e la struttura della storia ingegnosa che l'autore ha creato.
All'inizio ci si ritrova a cercare l'assassino assieme a Will Piper (il detective), poi mano a mano che si arriva ad intuire la storia si corre verso il finale per mettere insieme le tessere del puzzle che un lettore attento non ha potuto fare a meno di crearsi nella mente. Alla fine il cerchio dei misteri si chiude e tutte le date i personaggi e i luoghi trovano un senso comune.

Insomma un libro da leggere di sicuro che merita le cinque stelline piene. Mi ha sorpresa e sono ansiosa di leggere il seguito, perché arrivata alla fine ho scoperto che l'avventura continua.
Come la storia e come il mistero..

VOTO:

Gli speciali de "La Stirpe di Agortos": l'Egucron, una terra poi così non troppo lontana.



Nel terzo degli speciali della Stirpe vi parlerò della terra dove si svolgono le vicende di Agortos e della sua discendenza:

L'EGUCRON, UNA TERRA POI COSI NON TROPPO LONTANA


Per scrivere questo nuovo speciale della Stirpe sono andata a ripescare i primissimi appunti scritti a mano su fogli di quaderni volanti, che risalgono a parecchio tempo fa. Una serie infinita di nomi di persone e di luoghi da me inventati, ricavati da aggettivi e verbi greci. Non mi basterebbe un post per farne un elenco (mi riservo questa idea per il blog tour che partirà fra non molto), soprattutto perché in questa puntata degli speciali voglio condurvi per mano nel mondo partorito dalla mia fantasia. Iniziamo proprio dal nome: Egucron.
Suona un po' duro e anche difficile da pronunciare (chi mi legge ogni volta impazzisce per capire dove mettere l'accento XD). Egucron è il frutto di due parole greche contratte e modificate per ottenere un risultato melodicamente più orecchiabile e pronunciabile: l'aggettivo ἐγγύς (vicino) mescolato alla parola χρόνος (tempo).
Se dovessimo pronunciarlo in italiano diremmo più o meno, la terra del “tempo vicino”. Ma prima di spiegarvi il motivo di questa scelta da me adottata, volevo mostrarvi l'Egucron così come lo ha riprodotto Tania Cecchetti, con la supervisione di Elisabetta Baldan, da un mio vecchio disegno fatto a mano.

L'Egucron

Qui potete trovate i nomi dei luoghi del primo libro e altri che verranno menzionati più avanti, negli altre generazioni della saga. La terra del “tempo vicino”.
Volevo che l'Egucron non fosse un mondo troppo distante dalla nostra immaginazione, e che sebbene sia una terra non esistente rappresentasse però o un luogo di rifugio per il lettore, o un posto dove poter rispecchiare il nostro presente. Nell'Egucron vige una società pseudo- medioevale. Dico pseudo perché comunque l'elemento fantasy predomina e La Stirpe non è affatto un romanzo storico.
Immagine presa da deviantart, tutti i diritti riservati


La terra di Siderin, i colli Atrugeti, per dirla coi termini che conosciamo, è una realtà feudale. C'è il signorotto di turno, e i servi che fanno capo sia a lui che all'Abate.

Questo tipo di società si riscontra anche negli altri regni che potete leggere nella cartina, ma che non vi sto qua ad elencare per non annoiarvi.
Ma a parte la struttura sociale dell'Egucron quello su cui m'interessa porre l'attenzione è il suo aspetto naturale e che dir si voglia “magico”. La Terra di cui vi narro è per la maggior parte inesplorata, un grosso polmone che respira aria incontaminata e pura. Un paradiso insomma.
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Foreste boschi e montagne circondano l'Egucron racchiudendolo in un'atmosfera all'apparenza tranquilla. Ma a parte questa dimensione idilliaca, il temperamento degli uomini e delle donne è molto simile a quello che possiamo riscontrare nella nostra realtà, perché i protagonisti non sono eroi o creature dai poteri prodigiosi, ma comuni esseri mortali che vivono la propria vita di ogni giorno misurandola con quel posto magico e sempreverde.
L'Egucron nasconde misteri e magie; tra le sue foreste e la dura roccia delle sue catene montuose ci sono cose che l'uomo ignora e che solo in pochi decidono di scoprire. Agortos è tra questi ultimi.
 L'illibatezza di una terra ancora tutta da svelare è un'idea che mi affascina. La Scoperta per l'uomo (che si tratti di nuovi mondi, di soluzioni scientifiche o tecnologiche) è stata per secoli una fonte di attrattiva e richiamo. Vorrei che il lettore si accostasse a questa terra come a un mondo nuovo tutto da scoprire assieme ai protagonisti della saga. Agortos e la sua discendenza ne sanno quanto il lettore di cosa si nasconde in quell'universo. Anzi, in alcuni casi siamo proprio noi a conoscere alcuni elementi che i personaggi ignorano (ad esempio i centauri che ritroviamo nel primo libro. Noi sappiamo chi sono gli esseri equini, Anika no; li denominerà solo alla fine.)
 Nella dedica del libro ho voluto di proposito far scrivere “a te lettore: benvenuto nell'Egucron”. Spero davvero che questo mio piccolo mondo immaginario possa essere di compagnia e possa magari essere d'ispirazione. E' come se, così facendo, vi regalassi una parte di me. Vi lascio come sempre con le parole tratte dal libro: 
Immagine presa da deviantart, tutti i diritti riservati


“Uscì fuori che il sole aveva appena illuminato la strada, sorgendo lesto da est. Avrebbe dovuto risalire fino al castello a piedi questa volta quindi non poteva perdere tempo. Eppure si sarebbe soffermata volentieri a rimirare la natura assolata, quella natura che suo padre aveva amato tanto, quei fenomeni che aveva a lungo osservato. Quasi si meravigliò di come i primi raggi del sole proiettassero luce sulle foglie degli alberi, conferendo loro colori tanto cangianti e diversi. Tantissime tonalità dello stesso verde, tantissime varietà di gradazioni sfumate a seconda di una foglia o di un'altra. Un tripudio di toni, profumi e riverberi. Un enorme calice dal quale succhiare conoscenza.”

Grazie per aver seguito anche questo speciale, al prossimo mercoledì!
E se vi siete persi i precedenti:

Agortos, questo sconosciuto.
Airen e Anika, due sorelle a confronto.  

sabato 26 maggio 2012

Recensione di Paradiso Perduto di John Milton a cura di Yvan Argeadi


Titolo: Paradiso perduto
Autore: John Milton
Editore: Mondadori
Collana: Oscar grandi classici



Poema epico pubblicato la prima volta nel 1667 ( dieci libri ) e una seconda volta nel 1674 ( dodici libri ) su modello strutturale dell’Eneide di Virgilio.
Dal punto di vista strutturale, non essendo io un esperto in materia di poemi, non posso certamente pronunciarmi e preferisco fare un passo indietro e lasciare ad altri il giudizio. Per tal ragione mi soffermerò esclusivamente sull’aspetto narrativo.
Il poema narra del peccato originale dell’uomo, da una prospettiva del tutto diversa. Protagonista della vicenda è infatti niente meno che Satana, l’angelo che a causa della sua ribellione fu destinato a dimorare eternamente nelle profondità siderali degli Inferi.
Satana è qui descritto come un condottiero giusto che ha lottato in favore di una libertà troppo a lungo negata e contrapponendosi alla tirannia di Dio e delle sue leggi mirate a far eseguire quello che secondo la sua morale è il bene.
E proprio qui si colloca la presa di posizione di Satana, dipinto come oggetto di ammirazione, da emulare e celebrare come un vero eroe. Egli lotta duramente per sconfiggere i suoi stessi timori e debolezze, esponendosi per primo ai pericoli, per dare con il suo esempio un modello di lotta per un ideale di democrazia e libertà.
Tuttavia, con la sconfitta, e la successiva caduta negli Inferi, comincia a progettare la sua rivalsa nei confronti dell’odiato padre, e per sfiaccarlo nell’animo decide di ricorrere ad un mezzo molto più subdolo e silenzioso, oltre che indiretto. La tentazione, usata come arma per portare l’umanità intera dalla sua parte.
E’ qui dove, con abile maestria, Milton riesce a mutare l’animo del protagonista, da eroe libertario quale era inizialmente, a malefico e demagogico tentatore, disposto a sopportare qualunque afflizione, pur di rovinare la creazione di Dio. Disposto a diventare egli stesso il male, pur di affrontare in una posizione di parità colui che da quel momento sarebbe stato celebrato come sommo bene.
Possiamo dunque notare come i concetti di bene e male possano essere estremamente relativi, oltre che mutabili nel tempo. Ciò che è considerato bene per alcuni ( l’obbedienza e la sottomissione al creatore ), per altri può essere male. Ciò che è male ( la libertà di essere padroni della propria vita ) per taluni può essere il bene. E per finire, ciò che è il vero male ( la sottomissione ), può essere vista come un bene, se il vero bene ( la libertà ) viene raggiunta danneggiando degli innocenti per semplice diletto e desiderio di vendetta nei confronti di terzi. L’insegnamento sottile che Milton cerca di trasmettere con i suoi versi, è che il fine non giustifica mai i mezzi, e che essere convinti del contrario può anche produrre dei risultati, ma a rischio di mutare il bene per cui si è lottato ( la libertà ) in male, e il male ( la sottomissione ) in bene, essendosi la prima affermata con la sofferenza di innocenti, e la seconda con l’armonia.
Come ultima considerazione deducibile dalle righe di questo poema, la demagogia, che si rivela alla fine come un mantello che nasconde i veri intenti di Satana, molto diversi da quelli con cui, inizialmente, la guerra celeste era stata intrapresa; e l’incapacità degli uomini, a migliaia e migliaia di anni di distanza da quegli eventi, di saper distinguere, dopo tanti capovolgimenti di fronte, il vero bene dal vero male.
Insomma un grandissimo capolavoro narrativo e soprattutto etico e psicologico, capace di stravolgere le convinzioni di tanti, colpire molti, ma far riflettere pochi. Consigliatissimo se siete appassionati di epica.
Scelgo di chiudere questa recensione con un mio consiglio personale, una semplice verità a cui, nel poema, né Dio né Satana riescono ad arrivare, e che avrebbe impedito il conflitto originale tra bene e male:

"Usare la libertà per arrecare danno all’innocente è un grande male, ma negare la libertà di scegliere è un male altrettanto grande. Giudicate la colpa quando è, e non quando potrebbe essere"

VOTO:
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giovedì 24 maggio 2012

Anteprima di "Wicked - I segreti delle sorelle Cahill", di Jessica Spotswood

Buona sera lettori compulsivi! Nonostante il mal di gola, il mal di testa ed un principio di raffreddore, eccomi qui con un'altra anteprima in uscita il 12 Giugno 2012 per la Sperling & Kupfer.


Titolo: Wicked - I segreti delle sorelle Cahill
Autrice: Jessica Spotswood
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 336
Prezzo: 16,90€
Pubblicazione: 12 Giugno 2012
Sinossi:
Cate Cahill ha sedici anni e una grande responsabilità: ha promesso alla madre morente di proteggere sempre le sorelle. Un compito tutt’altro che facile, visto che le tre sorelle Cahill sono streghe. E visto che una crudele confraternita di monaci le perseguita per metterle al rogo. Grazie al diario della madre, Cate scopre l’esistenza di un’eccentrica libraia e di suo figlio, il bellissimo Finn. Cate e Finn leggono i Libri Proibiti, dove si parla di un’antica profezia che sembra riguardare proprio le sorelle Cahill.

Booktrailer:


L'autrice:
Jessica Spotswood vive a Washington, D.C., con il marito e un gatto. Da bambina, dopo aver letto “Via col vento”, ha deciso di diventare una scrittrice.

Non so voi ma io lo attendo con ansia!

mercoledì 23 maggio 2012

Gli speciali de "La Stirpe di Agortos": Airen e Anika, due sorelle a confronto.


Benvenuti al secondo appuntamento con gli speciali della Stirpe! Oggi vi parlerò delle protagoniste del libro, Anika e Airen due sorelle tanto diverse quanto legate dal medesimo destino.

"ARIEN E ANIKA, DUE SORELLE A CONFRONTO"

Il primo romanzo della Stirpe è un romanzo femminile. In molti me lo hanno detto. Il perché si spiega facilmente: le protagoniste sono due sorelle e sebbene sia Agortos a tessere le fila della sua catena di sangue, Anika e Airen sono tra le prime a rispettare il patto stipulato tra l'uomo e la Natura e a dare il via a tutto. A plasmare il loro destino e non solo.
Anika e Airen sono rispettivamente la minore e la maggiore delle figlie di Ierèa. Come recita anche la sinossi del libro “ Saranno Anika e Airen, le sue figlie, le prime a dover far fronte a quella promessa. Separate da bambine, cresceranno in ambienti totalmente diversi: Airen come serva di Siderin, dispotico e spietato signore dei monti Atrùgeti, Anika nella sua casa natale a contatto con una natura misteriosa e incontaminata “.
La differenza tra le due è subito palese perché le ho collocate fin dalla prima pagina nel rispettivo luogo di “appartenenza”: all'inizio del libro ritroviamo Anika già immersa tra la vegetazione del bosco, mentre Airen è indaffarata a svolgere le sue mansioni a castello.

Nessuna pensa all'altra. Ciascuna è impegnata nella propria vita.

Anika (immagine di Elisabetta Baldan)
La tragedia comune le farà rincontrare e la morte di Ierèa sembra essere simbolo di questa ritrovata unione, come se la morte avesse in realtà dato inizio a qualcosa di nuovo e sconvolgente. Personalmente Airen e Anika sono tra le mie migliori amiche “immaginarie” (nel senso immaginate da me e inserite in un libro). In entrambe c'è qualcosa che mi appartiene, come se avessi scisso la mia personalità per creare due esseri distinti.

Anika è la ragazza sicura del suo operato, quella che sa cosa vuole dalla vita; e tra i suoi poteri quello che la contraddistingue è senz'altro la sensibilità.
E' attenta a ciò che la circonda, le scorre nelle vene l'insegnamento di suo padre, come se fosse nata per quello. Potrebbe sembrare all'apparenza una ragazza troppo sicura di sé, saccente magari. Egocentrica. Un po' folle (ricordate cosa vi avevo detto di Agortos la settimana scorsa?).
Ma chi non vorrebbe essere lei? Chi non vorrebbe svegliarsi la mattina con la consapevolezza di sapere come utilizzare la propria esistenza per non renderla vana e sprecarla? Sembra quasi che Anika già sappia tutto, la sua sicurezza a volte è fastidiosa quanto ammirabile. Lei appartiene alla Terra mistica tanto “studiata” da suo padre, lo sa e non si oppone. Non tentenna. Nemmeno quando le rivolgono delle accuse insensate o la tengono imprigionata. Vorrei avere la sua sicurezza a volte.

Airen (immagine di Elisabetta Baldan)
Airen è l'opposto. Confusa oltremodo da quello che faceva suo padre, cresce in un ambiente lontano anni luce dal bosco e dalle magie naturali. Stenta a credere a quanto vede e quanto sente da sua sorella, non le crede, la rinnega, è spaventata a morte perché teme che qualcosa possa turbare la quiete e la stabilità della sua vita e della sua posizione sociale (anche se a questo in parte ci pensa Siderin, il dispotico padrone del castello).
La verità di quanto faceva realmente suo padre le viene gettata addosso senza alcuna riserva, e metabolizzare sia il lutto che quelle informazioni le richiedono uno sforzo immane, al quale molti non avrebbero forse retto. Ma se è vero che il sangue di Agortos le scorre nelle vene allora avvertirà anche lei quel richiamo; o magari una semplice presa di coscienza le servirà a scuoterla e farle aprire gli occhi.  
“- Continuerò gli studi di nostro padre. - proseguì in tono risoluto Anika - E anche tu lo farai, perché è ciò che ci ha chiesto nostra madre. Non possiamo lasciare che le loro fatiche vadano perse. Airen si costrinse ad annuire. Le ci sarebbe voluto molto tempo per assimilare e comprendere bene il discorso di sua sorella. Non sarebbe stato facile per lei imitare l'esistenza di Agortos o di Anika, molte cose le erano ancora oscure.”

Due sorelle tanto diverse quanto simili. Un destino che le unisce, ma che le vedrà ancora divise alla fine della storia. Anika e Airen sono gli opposti della stessa medaglia, che si completano a vicenda. Le sicurezze dell'una danno conforto all'altra. I dubbi di Airen impallidiscono di fronte alla sicurezza di Anika. Temo che un libro o due non basterebbero a descrivere questi due personaggi. E' pur vero che per ogni mia “creatura” starei le ore a scriverne i pro i contro, l'inizio il viaggio e la fine. Vi basti sapere per ora che entrambe torneranno nel secondo libro della Stirpe, perché mi sembrava doveroso nei loro confronti. Soprattutto in quelli di Airen, così fragile e insicura sotto certi aspetti.
 Il legame che unisce le due sorelle è lo stesso che lega me alla storia di Agortos: così complesso, sfaccettato ma intenso. Spero che il lettore possa amare almeno una delle due; o magari entrambe. Sono eroine silenziose, pacate, senza alcun potere se non quello di amare così tanto la famiglia da continuare ciò che i loro genitori avevano iniziato.
L'ideale di Agortos diventerà il loro ideale senza troppe spiegazioni, anzi. La strada verso la conoscenza è irta di ostacoli e domande. Sole, come lo fu Agortos prima di loro, riprenderanno dove lui ha lasciato.
Mentre scrivo queste righe mi viene in mente un simpatico test della serie “sei più Anika o Airen?”. Se io dovessi rispondere verrebbe fuori un risultato equo. Vorrei rivolgere questa mia domanda a tutti quelli che hanno letto la Stirpe e confrontare i risultati; sarei davvero curiosa di sapere a quale delle due sorelle il lettore si rispecchia di più..

Anika e Airen (immagine di Elisabetta Baldan)
E per concludere questo secondo viaggio nella terra dell'Egucron, vi lascio con uno dei passi più importanti del libro, dove Anika e Airen si confrontano per la prima volta dopo moltissimo tempo.

- Chi era nostro padre? - domandò (Airen) 
Anika le rivolse un’espressione interrogativa. E prima che potesse aprire bocca sua sorella proseguì: - Intendo dire - si corresse Airen - chi era per osservare così tanto la natura, per scrivere di pietre, piante e di queste strane creature che forse solo lui aveva visto? Perché ci lasciava sempre per compiere lunghissimi viaggi, e perché non era... come tutti gli altri? Fece una breve pausa per prendere fiato e poi continuò: - Quando stipulò quella maledetta convenzione con Siderin, nostro padre mi lasciò un cofanetto di legno con all’interno pietruzze e foglie secche. E ancor prima di lasciarmi andare al castello, mi accennò di poteri delle pietre e delle piante. Per quale ragione lo fece? 
Anika guardò sua sorella e abbozzò un sorriso. <b>Cresciute in modi differenti, ma tormentate dagli stessi quesiti. Agortos doveva averlo predetto. Non erano poi così diverse; non lo sarebbero mai state</b>.
 Anche Anika si era posta spesso quelle domande; suo padre l'aveva lasciata senza darle molte spiegazioni su ciò che faceva, sul perché compiva così numerosi viaggi o sul motivo per cui preferiva trascorrere il suo tempo nei boschi anziché alla taverna del villaggio come facevano tutti gli altri uomini. Quelle erano domande alle quali Anika aveva cercato sempre di rispondere, e mentre indagava sulla personalità di suo padre inconsapevolmente ne acquisiva le caratteristiche divenendo alla fine come lui. 
- Non so chi fosse nostro padre. - rispose alzandosi in piedi - So solo che è stato un uomo di grande ingegno, con una spiccata curiosità verso quei fenomeni invisibili che ci circondano. Prima che noi nascessimo viaggiò molto per questa terra, scoprì piante e rocce nuove, studiò il comportamento di alcuni animali scoprendo che ce ne sono altri che l'uomo ignora completamente. Credeva che fosse al mondo unicamente per conoscerlo ed entrare in stretto contatto con lui. 
Fece una pausa. 
- E anche io. - rivelò. 
Airen ascoltò quelle parole senza aprire bocca, cercando di metabolizzarle il più in fretta possibile.


Se volete rileggere il primo degli speciali sulla Stirpe: Agortos questo sconosciuto  
Ringrazio Diletta per la disponibilità e Elisabetta per le immagini.
Al prossimo mercoledì!  

martedì 22 maggio 2012

Recensione di "Io sono Heathcliff" di Desy Giuffrè a cura di Alessandra Paoloni


Titolo: Io sono Heathcliff
Autrice: Desy Giuffrè
Editore: Fazi
Prezzo: 9,90
Pagine: 237

Sinossi: Elena Ray è una ragazza ricca e viziata, la sua apparente superficialità nasconde però le tipiche sofferenze adolescenziali. Damian Ludeschi è un affascinante ladro di strada, amante del pericolo e romantico sognatore, incapace di accettare l'abbandono del padre e di assecondare i voleri di uno zio violento e avido di potere. Le loro vite sembrano non avere nulla in comune, se non fosse per un'antica maledizione che lega entrambi alla vecchia tenuta conosciuta con il nome di Wuthering Heights, e ai loro storici proprietari: Catherine Earnshaw e il suo amato Heathcliff. Abbiamo imparato a conoscerli e ad amarli nel classico senza tempo Cime tempestose, che ha fatto palpitare tanti cuori, e ora li ritroviamo come spiriti disposti a tutto, anche ad appropriarsi delle vite dei due giovani protagonisti pur di avere una seconda possibilità di vivere il loro sfortunato e triste amore. Non sarà il destino a decidere per loro, ma il segreto custodito nell'epitaffio di una tomba, che dà vita al sequel fantasy di una delle storie più amate della letteratura inglese: «Le rocce ne saranno custodi. La brughiera prigione. Finché una Figlia di Sangue non giungerà per ridare il sale alle loro ossa. E la terra non griderà più i loro nomi».




La recensione che scrivo è da parte di un'autrice emergente impegnata nella sua gavetta a un'autrice esordiente che ha appena pubblicato il suo libro, un'autrice gentile e disponibile nella quale a volte mi rispecchio. Quindi sarà spassionata e sincera, come un'amica lo sarebbe con un'altra amica. O collega; fate voi....

Quando sono venuta a conoscenza di un libro che vantava di essere il sequel di Cime tempestose mi sono detta “cavolo perché non c'ho pensato io?”. Chi mi conosce sa bene che Wuthering Heights è il mio libro preferito, l'unico tra tutti quelli che ho letto fino ad ora che mi ha fatto pensare “quest'opera avrei voluta scriverla io.”
Indubbiamente “Io sono Heathcliff” ha catturato la mia attenzione tant'è che ero curiosissima di leggerlo, e il caso vuole che io l'abbia addirittura vinto in un concorso indetto dalla Fazi e dalla Giuffrè. Le premesse erano davvero buone, le frasi estrapolate che ogni tanto leggevo su fb mi affascinavano. E arrivato il libro a casa ho iniziato subito a leggere.

 Ho apprezzato lo stile ricercato e fluido di alcuni passaggi, è un linguaggio che io adoro molto e che io stessa il più delle volte utilizzo. Desy sa calibrare bene le parole e se lavorerà su questo punto sono certa saprà stupirci in futuro con altre sue opere. Ho apprezzato poi, ovviamente, la ripresa di un classico a me tanto caro perché dopo questa lettura chi ha letto già Cime Tempestose può tornare in quell'adorata brughiera, o chi invece non lo aveva mai fatto può affrontare per la prima volta questo classico intramontabile. Devo complimentarmi con Desy per questo; brava, hai puntato l'attenzione sulla mia adorata Bronte. Anzi sulla “nostra” adorata Bronte.
Ma adesso veniamo ai punti del romanzo che mi hanno lasciata un po' perplessa. Bazzecole, cose da nulla, ma che ad un lettore attento a lungo andare danno noia e che sommate non trasmettono quelle emozioni che un libro simile dovrebbe invece fare. Iniziando dalla faccenda della Figlia di Sangue che è solo accennata. Elena scopre di essere la discendente di Cathy nella manciata di qualche riga, come se la notizia fosse quasi di poco conto e fosse stata gettata lì per dare spiegazione alla profezia che si sarebbe avverata nelle pagine successive. D'altronde è lo stile di Desy, ovvero raccontare anziché mostrare (che non è questa una cosa negativa sia chiaro, purché lo si faccia per bene). Spesso l'autrice fa dei lunghi salti temporali o taglia le scene, quasi come se stesse scrivendo una sceneggiatura anziché un romanzo. O meglio ancora una Fan Fiction.

 Tra le cose che mi hanno lasciata perplessa c'è il momento in cui Elena ritrova i diari di Cathy e li sfoglia; mi è sorta una domanda forse innocente e sciocca: “ma Elena conosce l'inglese?”. Lo stesso quando arrivano i domestici e avviene l'incontro con la famiglia Ray: “ma i Ray sanno parlare correttamente l'inglese o sono piuttosto i domestici a saper parlare l'italiano?”. A questa differenza di culture e linguaggio non si fa accenno, e sarebbe stato invece opportuno almeno concedere al lettore una semplice spiegazione....
Poi mi riesce difficile credere che nessuno dei Ray conoscesse la storia di Cime Tempestose e del romanzo famosissimo della Bronte. Elena è discendente di Cathy, il padre vuole fare di Cime Tempestose un albergo di lusso e nessuno di loro ha mai sentito nominare il libro della Bronte e delle vicende lì accadute? E' una disattenzione questa che mi ha lasciato molti dubbi... Ma andiamo ora ai personaggi creati dall'immaginazione della Giuffrè. Elena è la classica ragazza ricca e viziata che ritrova se stessa durante le sue disavventure. Trova anche l'amore in Damian, un ragazzo di strada che si ritrova a pagare i debiti di un padre che ha dilapidato le sue fortune. L'incontro tra i due cambierà le loro sorti. Non sono abituata a leggere romance lo ammetto, e forse è proprio per questo che la storia dei due non mi ha fatto palpitare molto.
Tuttavia mi sento di spezzare una lancia in favore di Elena che a mio avviso tra tutti è il personaggio riuscito meglio; Elena si ritrova intrappolata in una dimensione e in una realtà che non la soddisfano se non in apparenza. Addirittura il rapporto con la sua migliore amica Stella mi sembra forzato: entrambe sono belle, entrambe sono ricche ergo devono essere per forza di cose amiche. Ma Elena è fragile in realtà, piena di sogni e di aspettative; impossibile non rispecchiarsi in lei alla fine. I protagonisti secondari sono appena accennati e non sono riuscita a simpatizzare molto con loro. Mi sono stupita poi di come il rapporto della famiglia Ray da freddo e distaccato quale era si sia risolto in così poco tempo. Avrei preferito qualche battuta in più e qualche scena più approfondita dei genitori di Elena per poterli in questo modo conoscerli meglio. Stessa cosa per Stella e Matteo, quest'ultimo rientrato in scena verso la fine per una ragione che non ho ancora ben compresa. Alex Ludeschi, l'antagonista della storia, è si potente e “cattivo” ma il paragone con Hindley della Bronte mi è sembrato eccessivo.

Arrivando a Heathcliff e Catherine... Per una “fan” della loro storia immortale è difficile vederli in altre vesti e in altre forme. La Bronte ha saputo tratteggiare due anime come le loro in maniera magistrale; emulare la sua sensibilità e la sua bravura nel descrivere la passione l'odio e l'amore mancato è impossibile. E questo vale per ogni scrittore che decide di riportare in vita personaggi letterari di un certo calibro e peso. Mi è stato difficile quindi immaginarli in una storia paranormale fatta di possessioni ed eventi bizzarri. Come mi è rimasto difficile immaginarli fuori dalla loro amata brughiera, accanto a due anime che non sanno nulla di loro, in un continuo spazio- tempo che non gli appartiene. La spietatezza di rivivere il loro amore svanisce poi all'improvviso in un finale che lascia non pochi dubbi, dove il lieto fine sembra quasi scontato.

A chi si accinge a leggere Io sono Heathcliff suggerisco di non pensare a questo libro come a un vero e proprio sequel di Wuthering Heights, ma piuttosto come a un omaggio che Desy ha voluto fare alla Bronte. L'idea è azzeccatissima ma molto, molto azzardata. Come lo sono sempre i presunti sequel di opere classiche del resto. Leggo oramai da tempo libri famosi e meno famosi, mi sono fatta “il callo” se così si può dire e so riconoscere o almeno in parte fiutare chi ha la stoffa per poter fare di meglio. Questo è solo il primo esperimento della Giuffrè. Io so che possiamo aspettarci opere migliori e diverse da lei; le premesse ci sono. La padronanza dell'italiano anche. E, Io sono Heathcliff a parte, seguirò senza ombra di dubbio il suo cammino di scrittrice.

VOTO:

domenica 20 maggio 2012

Recensione de La chimera di Praga di Laini Taylor

Il libro che questa sera vi recensirò fa parte di una trilogia fantasy che si prospetta essere una delle migliori saghe che abbia mai letto!


Titolo originale: Daughter of smoke and bone
Titolo: La Chimera di Praga
Autrice: Laini Taylor
Editore: Lain/Fazi
Prezzo: 14,90€
Pagine: 387
Sinossi:
Karou ha 17 anni, è una studentessa d’arte e per le strade di Praga, la città dove vive, non passa inosservata: i suoi capelli crescono di un naturale blu acceso, la sua pelle è ricoperta da un’intricata filigrana di tatuaggi e parla una straordinaria quantità di lingue. Spesso scompare per giorni, e nessuno sospetta che durante quelle assenze vada in giro per il mondo a compiere missioni per Sulphurus, il demone chimera che l’ha adottata alla nascita. Karou non sa nulla delle proprie origini, né possiede ricordi dei suoi veri genitori, e una strana sensazione di vuoto, di memoria perduta agita i suoi pensieri e i suoi sogni senza mai abbandonarla. Così la sua quotidianità praghese, dominata dalla passione per il disegno, è intervallata da improvvisi ed esotici viaggi che la conducono fin dentro i più fumosi vicoli della medina di Marrakesh. Chi è dunque questa giovane e talentuosa avventuriera? Quale mondo si cela in quei disegni di corpi metà animali e metà umani che costellano i suoi fogli? Arriverà una guerra, spietata e senza tempo, a svelare la natura di Karou e della sua famiglia e a farle conoscere il vero amore, tanto passionale quanto contrastato.

Serie Daughter of Smoke and Bone:
1. La chimera di Praga, 2012
2. Days of Blood and Starlight, 2012 (negli USA)

Trailer inglese sottotitolato in italiano:


L'autrice:

Laini Taylor aveva già avuto modo di deliziare i suoi affezionati lettori con un incredibile trittico di racconti che ruotava intorno al primo bacio (Baci immortali). Torna ora nelle librerie italiane con un’incantevole trilogia urban fantasy, Daughter of Smoke and Bone Trilogy, di cui La chimera di Praga (Fazi, collana Lain) è il primo capitolo. Days of Blood and Starlight, sarà il secondo capitolo (uscita prevista per l’autunno 2012) e il terzo capitolo, di cui ancora non si conosce il titolo a seguire.La Chimera di Praga (titolo originale Daughter of smoke and bone), è un romanzo YA tra urban fantasy angelico-demoniaco, avventura, atmosfere dark e romance dallo stile raffinatissimo e un tocco di umorismo. Ambientato tra Praga, città magica degli alchimisti, e la casbah fumosa di Marrakech, pone profonde domande sull’identità, le aspirazioni, la fiducia, il tradimento e il senso di appartenenza.Già finalista al National Book Award, con La chimera di Praga Laini Taylor ha visto confermati il plauso e l’interesse della critica oltre al successo di pubblico. Il suo romanzo, finalista all’Andre Norton Award è stato tra i migliori dieci libri del 2011 per Amazon, segnalato da New York Times, Publishers Weekly, Kirkus Reviews e School Library Journal come uno dei libri migliori del 2011.
I diritti di traduzione del libro sono stati acquisiti in 25 Paesi e quelli cinematografici dalla Universal Pictures, dopo un’infuocata asta tra 5 major. È quindi possibile, visto l’alto gradimento americano, che anche il film venga realizzato.
Vive a Portland, in Oregon, con il marito, l’illustratore Jim Di Bartolo, e la figlia Clementine.


Tanto tempo fa un angelo e un diavolo si innamorarono. Non finì bene.

La Chimera di Praga. Come poter descrivere questa opera di Laini Taylor? Semplicemente dicendo che è uno dei migliori libri che ho letto nel 2012!
Karou è una studentessa d'arte di 17 anni, che vive a Praga. Ha un’amica fidata Zuzana, disegna nel tempo libero ed il suo ex-fidanzato, Kazimir, la tormenta.. Ma dietro tutto questo, Karou ha un segreto.
Perché lei è stata adottata, o meglio è stata cresciuta da dei mostri, delle chimere. Presa sotto l’ala protettiva di Sulphurus, la ragazza viaggia attraverso porte magiche disseminate per il mondo per prendere gli ingredienti per i riti del padre adottivo, denti umani e animali. Quello che però la ragazza non sa è il motivo per cui vengono commerciati questi denti.
Che cosa nasconde Sulphurus? La risposta a questa domanda le verrà fornita più avanti nella narrazione, da un essere angelico, Akiva, mandato dall’Alto per sigillare tutte le porte magiche, in modo tale che il mondo in cui vive Sulphurus sia distaccato dal mondo degli uomini.
Una domanda che viene posta più volte da Akiva a Karou è “Chi sei?”. Una domanda a cui Karou non sa rispondere. Una domanda a cui la ragazza vuole trovare la risposta.
Ma a chi crederà la ragazza? A Sulphurus e alle altre chimere che per lei sono state una famiglia, o ad Akiva, verso il quale prova un intenso coinvolgimento emotivo?

Laini Taylor è riuscita a miscelare perfettamente temi mitologici con temi triti e ritriti .
La combinazione del tema delle Chimere, mostri mitologici con parti del corpo di animali diversi, con il tema della lotta tra angeli e demoni, gli ultimi rappresentati appunto dalle chimere, unito all’amore proibito e tragico fra Karou e Akiva, che rappresentano i moderni Romeo e Giulietta, è semplicemente perfetta e rivoluziona ognuno di questi semplici temi.
Si perché non è la solita lotta tra Bene e Male: qui semplicemente il male viene visto da un differente punto di vista, portando entrambe le fazioni ad avere dei pregiudizi gli uni verso gli altri.
A tratti la narrazione è quasi poetica, l’ambientazione magica, nulla viene lasciato al caso: ogni singola parte del libro è legata ad un’altra in modo impeccabile e a mio avviso pochi autori sono in grado di intrecciare queste parti in maniera continua.
La storia di Karou è toccante, e riesce a trasportarci in un mondo fatto di mistero, magia, dolore, sofferenza, solitudine ma anche sensualità ed amore. Sensualità provata dalla prima apparizione di Akiva, e amore provato nei confronti del padre adottivo, ma anche dell’angelo stesso. Insomma, come può un lettore non affezionarsi alla nostra protagonista?!
Laini Taylor è riuscita a trasmettermi ogni singola sensazione provata dalla giovane ragazza, mi sono immedesimata talmente tanto in Karou che, proprio come lei, alcuni dettagli della sua vita si sono palesanti davanti a me quando ormai era troppo tardi.
Il mondo che l’autrice ha creato è originale e allo stesso tempo intricato, insomma, va al di là della nostra immaginazione e proprio per questo lo considero il miglior libro che la Taylor abbia mai scritto!


VOTO:
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