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domenica 29 gennaio 2012

Il piacere di leggere e i dati sulla lettura in Italia


Se ANCHE VOI LETTORI PENSATE che il PIACERE della LETTURA vada divulgato per far sì che ANCHE UNA, UNA SOLA PERSONA che ora NON LEGGE, possa iniziare a LEGGERE anche un solo LIBRO...CONDIVIDETE questo messaggio!

I dati sulla lettura in Italia sono allarmanti: una recente ricerca ci dice che il 62% degli italiani non legge nemmeno un libro all'anno.
L'indifferenza dei politici e dell'opinione pubblica di fronte a questo dato lascia sconcertati.
L'Italia sta andando allegramente alla deriva, perdendo competitività nelle severe sfide del mondo globalizzato, proprio quando studi economici attendibili attestano che indici di lettura e sviluppo economico vanno di pari passo.
Non a caso la lettura è più diffusa al Centro-Nord ricco, benestante e istruito mentre segna il passo in un Meridione in affanno e sottoalfabetizzato.
Leggere dunque produce ricchezza e progresso. E questo dato non deve stupire. Nella società tardo-moderna, dove l'informazione e la comunicazione rivestono un ruolo strategico, in cui l'obsolescenza delle conoscenze richiede un aggiornamento continuo, in cui i raggiungimenti della scienza e della tecnica rivoluzionano di continuo le nostre esistenze e le nostre abitudini, leggere ed aggiornarsi diventa quasi una necessità vitale, un'attività dettata dall'istinto di sopravvivenza.
Di più. I cambiamenti della nostra società non sono soltanto di carattere tecnico-scientifico, ma spesso anche di carattere organizzativo e culturale. I flussi migratori, i cambiamenti legati ai ruoli sessuali, la trasformazione dell'economia, passata dall'egemonia della fabbrica a quella dei servizi, richiedono ai cittadini e ai lavoratori nuove competenze di carattere sia culturale che relazionale. Per avere successo nel lavoro, in un'economia concorrenziale, non servono soltanto conoscenze tecniche, ma competenze legate alla sfera psicologica: motivazione, capacità di introspezione, empatia, autostima, capacità di lavorare in gruppo nel rispetto degli altri, capacità di trasmettere le proprie conoscenze e il proprio entusiasmo, competere ma anche saper collaborare. Quelle qualità che lo psicologo Daniel Goleman definisce complessivamente col termine di intelligenza emotiva. Qualità che magari si possono acquisire attraverso un training specifico, ma che soprattutto vanno coltivate e sviluppate attraverso una formazione basata sulla lettura personale di molti libri, non solo attinenti alla psicologia. Quale miglior strumento per approfondire la conoscenza di sé e degli altri, per conoscere la sfera emotiva ed affettiva, è migliore, per esempio, della letteratura, della poesia e della narrativa?
In Italia, purtroppo, prevalgono le caste. Il mercato concorrenziale è monco, il merito misconosciuto. Spesso sappiamo che a far carriera sono i figli di papà, i raccomandati, i clienti della politica. Salvo poi, naturalmente, arrancare a livello internazionale nelle ultime posizioni in tutti i settori strategici per la competitività del Paese. E a poco serve aumentare il numero di diplomati e laureati. "Più dottori che lettori" titolava tempo fa l'eloquente articolo di una rivista specializzata.
Già, stiamo diventando un popolo di dottori ma non di lettori. Col risultato che il "pezzo di carta" certifica sempre meno la reale competenza.
Pur senza nulla togliere alla grande importanza avuta in Italia dalla scolarizzazione di massa e alla benefica mobilità sociale che ha favorito, assistiamo da qualche decennio al fenomeno dei cosiddetti "analfabeti culturali", persone con un elevato titolo di studio che, dopo il conseguimento della laurea, non hanno mai più aperto un libro.
Ma non si può certo relegare l'importanza della lettura al solo ambito economico. Men che meno alla possibilità di accumulare un maggior numero di beni materiali. In fondo, ci sono persone che se la cavano benissimo, sono produttive e soddisfatte anche senza essere dei lettori forti.
La lettura ci serve soprattutto per vivere. Leggere con attenzione e passione ci rende più liberi, nutre lo spirito, perfeziona l'essere umano che siamo, ci consola nei momenti di sconforto, ci libera dagli eventuali affanni della solitudine. Ci rende più coscienti e consapevoli, più creativi, meno soggetti a pregiudizi e condizionamenti. Facendoci muovere nel tempo e nello spazio la lettura arricchisce le nostre esistenze.
La lettura è anche un piacere, fisico e psichico. Saper godere di una bella frase, della perfetta eloquenza di uno scrittore, dell'architettura ben progettata di un romanzo, è un piacere intellettuale e sensuale. La lettura stimola i sensi, la memoria, il ricordo. Ci fa vivere al 100%. Leggere ci permette, come sapevano bene Machiavelli, Cartesio e Ruskin di dialogare con i massimi geni che l'umanità abbia prodotto, di interrogarli senza fretta, per tutto il tempo che vogliamo, sulle questioni che ci stanno più a cuore.
La diffusione del libro tascabile, economico, mette teoricamente alla portata di tutti la possibilità di salire sulle spalle dei giganti.
Ci sono ottime persone, tutti ne abbiamo fatto esperienza, sensibili ed umane che non sono lettori. Tuttavia è opinione di molti eminenti studiosi che chi legge buoni libri, chi si forma sulla grande letteratura, ha una struttura mentale più ricca, flessibile e raffinata di qualsiasi non-lettore.
Certo, scriveva Gianni Rodari, "il verbo leggere non sopporta l'imperativo".
Probabilmente lettori in gran parte si nasce e sarebbe crudele imporre di leggere poesia o narrativa a chi magari ha una mentalità prettamente pratica o mercantile. Ma lettori si può anche diventare e, comunque, si possono sempre migliorare le proprie propensioni.
In Italia si fa poco per le iniziative culturali e per diffondere il gusto per la lettura. Si cominciano soltanto in questi anni a vedere biblioteche accoglienti, moderne e attrezzate, in cui il lettore non si senta un ospite indesiderato.
La scuola può fare molto per incrementare l'abitudine alla lettura. Insegnanti motivati ed entusiasti, che siano anche lettori forti, e che sappiano comunicare agli allievi la propria passione possono fare moltissimo per rendere la lettura un'attività seducente. L'abitudine alla lettura sembra consolidarsi quanto più è precoce. Strategico è allora anche il ruolo della famiglia. Difficilmente un bimbo diventerà un lettore se non vede l'esempio dei genitori, se nella sua casa non entrano libri e giornali, se la lettura extrascolastica viene considerata dai genitori un'inutile perdita di tempo, che danneggia il rendimento scolastico.
Nel mondo contemporaneo, che privilegia l'azione e l'estroversione, leggere è considerata un'occupazione passiva, poco attraente, adatta, non a caso, al genere più oppresso, quello femminile. Non è così. Leggere è un'attività faticosa, che richiede attenzione, partecipazione e capacità di riflessione. Educhiamo i bambini secondo questa prospettiva dell'impegno attivo, ma soprattutto facciamo loro sperimentare che leggere non è noioso, bensì è fonte di piacere e di avventure.

1 commento:

  1. Leggere è qualcosa di UNICO.
    E che tutti lo possano trovare interessante con un po' di incoraggiamento, ma soprattutto indicando ai lettori svogliati libri o anche semplicemente giornali che trattano di argomenti a loro cari.
    Io l'ho fatto con mio padre, ha sempre affermata che non gli piaceva leggere e io per dispetto, ma principalmente per dimostrargli che si sbagliava gli ho regalato per la festa del papà un libro che parlava di un peschereccio...mio padre dopo averlo quasi obbligato a leggerlo si è appassionata e lo ha finito in pochi giorni il tutto perchè ho trovato un libro con un argomento a lui caro come la pesca.
    Dopo tutta la mia riflessione vi saluto e vi faccio i complimenti per il blog ;)

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