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domenica 17 maggio 2015

Gli Speciali di Conquistata dal Demonio di Viorica Cebotari: il dreamcast

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LE DATE

14/05 Intervista all'autrice
17/05 Dream cast
20/05 Dal mito al romanzo: aresiani e ancelle
23/05 Intervista doppia Daniel ed Emma
26/05 Recensione volume 1
29/05 Recensione volume 2
01/06 Anticipazioni sul terzo volume

SECONDO SPECIALE
IL DREAM CAST




Emma Villani

Mi bastava guardare una persona nelle pupille per rovistare nel suo animo come in una scatola. Di solito, i tratti caratteriali li rinvenivo più in profondità rispetto alle emozioni che galleggiavano in superficie come fili policromatici. La mia era un’abilità di origine misteriosa, della quale nessuno era al corrente, nemmeno Lucia, anche se sospettava qualcosa.


Leila Castaldi

La bellezza del suo viso mi ammutolì. Era strabiliante. Eterea. Ci misi un po’ ad accorgermi che mi aveva chiamata per nome. «Come fai a conoscere il mio nome?» dato che sulla targhetta spillata sul mio petto c’era solo il cognome. Lei accennò un timido sorriso. «So tutto di te, non soltanto il nome» replicò tranquilla, come se fosse una cosa da niente.


Adele Castaldi

Adele mi strinse la mano rivolgendomi un sorriso di circostanza. Alta quanto la sorella, circa un metro e settantacinque, tratti severi, carnagione chiara e capelli biondi raccolti in una crocchia impeccabile. Indossava un tubino celeste e portava una collana di zaffiri al collo. Raffinatissima.


Ilaria Castaldi

Il suo look sbarazzino, da liceale, la dissociava dalle altre due sorelle: jeans aderenti, camicetta bianca molto casual, tacchi vertiginosi, un’enorme orologio al polso sinistro, e un groviglio di bracciali sul destro. Era alta come me, poco più di un metro e settanta, aveva i capelli castani mossi con dei riflessi caramello. Portava un taglio scalato e spettinato che non arrivava alle spalle, e un ciuffo laterale le copriva parte del viso.


Daniel Viviani

Aveva al massimo una trentina d’anni ed era molto più alto di me, pressappoco una ventina di centimetri. Nell’attimo in cui incrociai i suoi occhi neri la trasparenza della sua anima mi mozzò il respiro. In genere per scoprirne le caratteristiche dovevo scavare sotto strati e strati di emozioni, invece nella sua era tutto catalogato come i libri sui scafali di una libreria. La qualità che spiccava tra le altre era proprio il controllo di sé. Una personalità diffidente che non lasciava nulla al caso. A impressionarmi di più era stata la calma assoluta che albergava in lui. Poi all’improvviso calò davanti all’anima un sipario nero dandomi la sensazione di precipitare in un vuoto infinito . Volevo indietreggiare il più possibile da quegli occhi ipnotici, invece rimanevo ferma, immobile, come se i miei piedi fossero inchiodati al pavimento. Mi concentrai sulle braccia, che sostenevano le cartelle sul petto, ma anche queste rimanevano come ingessate. Provai ad agitare almeno un dito. Non si mosse nemmeno di un millimetro. Lottai interiormente per riprendere fiato e ritentai di allargare le braccia. All’improvviso si sbloccarono e io feci piombare tutte le cartelle per terra. Mi abbassai di scatto per raccoglierle in fretta, invece il ragazzo non fece niente per aiutarmi e si mise pensoso a fissare la finestra.


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