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lunedì 4 aprile 2016

Segnalazione e intervista: Non vuol dire dimenticare di Riccardo Schiroli



Sinossi:
Siamo nel 1989 e, con un volo Linate-Zagabria, inizia un viaggio negli Stati Uniti. Per il protagonista, che è l’io narrante di un romanzo scritto in prima persona, si tratta di un momento epocale. Va in un paese che ha conosciuto prevalentemente attraverso i libri e il cinema e lo fa per inseguire un sogno d’amore nel quale non è certo di credere. Va solo: il suo mondo si è dissolto e cerca di costruirsene uno nuovo. E’ in compagnia delle sue canzoni, che lo aiutano a convivere con gli stati d’animo. Ma a poco a poco, finirà con il dover mettere i piedi per terra.
Il sogno d’amore non si rivelerà qualcosa in cui credere, ma nella California del sud e a New York City, inizierà la dolorosa transizione verso una fase nuova della vita.

L'Autore
Riccardo Schiroli è nato a Parma nel 1963. Giornalista professionista e poliglotta (parla correttamente Inglese e Tedesco, comunica in Francese e Spagnolo), è entrato nel mondo della comunicazione come conseguenza dei suoi studi di Economia. Una volta Amministratore Unico della Comunicazioni Parmensi s.r.l., sulla fine degli anni ’80 si è dimesso dall’incarico e ha deciso di seguire la sua vocazione, cercando di percorrere la strada del giornalismo. Prima di ottenere l’accesso all’esame di Stato per l’esercizio della professione, ha fatto in tempo a diventare responsabile dell’informazione di Radio Onda Emilia (novembre 1990) e poi (agosto 1996) responsabile del Telegiornale di Teleducato a Parma. Una volta professionista (2000) ha assunto la direzione di Teleducato Piacenza.
Nel 2001 ha scoperto internet e portato avanti i progetti dei siti Baseball.it (fino a fine anno) e Sportal.it (fino all’autunno del 2003). Dal 2002 ha iniziato una collaborazione con l’Ufficio Stampa della Federazione Baseball, della quale è Responsabile della Comunicazione dal gennaio del 2004.
Ha collaborato con i quotidiani La Gazzetta di Parma, La Tribuna di Parma e L’Unità in Italia. Con il periodico Baseball America e il sito MLB.com negli Stati Uniti. In rete trovate il suo blog www.riccardoschiroli.com.
“Non vuol dire dimenticare” è il suo primo romanzo. Nonostante il tono della narrazione in prima persona, non è necessariamente un lavoro autobiografico.

INTERVISTA

Ciao Riccardo Schiroli, perché non ci parli un po’ di te? Spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita.
Sono un giornalista professionista che si è formato nelle radio e nelle televisioni private e che ha avuto la sua vita professionale cambiata dall’incontro con il web. Appena ho capito cosa potenzialmente può essere un sito internet (il mio primo approccio, negli anni ’90 del secolo scorso, era stato: “Sarà una specie di televideo”), ho capito che avevo trovato il medium ideale per la mia idea di fare informazione. Nella mia vita la scrittura ha una parte molto importante: è il mio lavoro, il mio hobby, anche la mia seduta di auto analisi, se posso essere sincero.

Qual è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare i tuoi libri? È stato difficile arrivare alla pubblicazione?
Ho pubblicato diversi libri sul baseball, commissionati direttamente dalla Federazione Italiana e dalla Federazione Internazionale. Quindi direi che in questi casi non è stato per niente difficile. Un discorso diverso è pubblicare fiction. Gli editori non possono permettersi di rischiare e spesso puntano sulla notorietà del nome di chi pubblica. Questa almeno è la mia impressione

Parlaci di questo nuovo libro.
“Non vuol dire dimenticare” è il mio primo romanzo. Ho iniziato a scriverlo anni fa, addirittura con la macchina per scrivere. Nel frattempo sono molto cambiato, come professionista e come persona. Ma sono convinto che questo romanzo esprima una voce originale e quindi ho cercato di pubblicarlo con pochi cambiamenti. E’ scritto in prima persona, ma non è un romanzo biografico o autofiction. Voglio dire: io a 26 anni sono davvero andato negli USA da solo per incontrare una ragazza, ma questo è il pretesto alla base del romanzo. Io in realtà con questo romanzo voglio raccontare un cambiamento. Del protagonista e del mondo che lo circonda. La mia vera scommessa è sul linguaggio, che spero appaia coerente a chi era ventenne negli anni ’80
Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato (e che stai incontrando) nella promozione dei tuoi libri?
La difficoltà più grande è il senso di smarrimento che ti assale quando comprendi che il potenziale della rete e dei social media è davvero immenso, ma che è appunto un potenziale. Anche oggi puoi anche scrivere il miglior libro del mondo e vederlo passare inosservato. Il difficile non è scrivere un libro, è farlo leggere.

Quanto è importante secondo te la promozione per il successo di un libro?
E’ molto importante rivolgersi al target giusto. Ma questo è vero anche al momento della scelta della lingua con cui si scrive il libro. Quindi, in sintesi: la promozione è fondamentale, per il successo di un libro

Cosa vorresti dire ai tuoi lettori, che non abbiamo ancora scoperto nel tuo blog o nel tuo romanzo riguardo a Riccardo Schiroli?
Che la cosa che mi dà più piacere è raccontare storie. Che la cosa che mi preme di più è farmi capire bene da tutti. E che non credo che “semplice” e “banale” siano 2 sinonimi…

Se ti chiedessi di parlare di cosa provi quando scrivi, dei tuoi conflitti, delle tue paure, cosa risponderesti?
Io quando scrivo sono a mio agio. Non conosco la paura del foglio bianco, per intenderci. Però, tra quello che esce e un testo adatto a interessare il pubblico spesso c’è molto lavoro. E questo lavoro è la vera fatica dello scrivere

Scrivi per successo o per bisogno? Cosa ti spinge realmente?
Scrivo perché è quello che mi rende sereno e felice e continuerò a farlo comunque. Ma non nego che spero proprio di essere letto dal maggior numero possibile di persone

Che cosa sogni per il tuo futuro? E che cosa ti aspetti dalla vita?
Sono in quello che qualcuno molto più bravo di me definì “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Visto che metà (abbondante, probabilmente) è andata, mi piacerebbe passare l’altra metà dedicandomi alla letteratura a tempo pieno.

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